Torce la spalla cercando di specchiare la schiena nel riquadro stretto del cesso incastrato in fondo all'hangar. I graffi li sente pulsare caldi sulla scapola sinistra. Storce le labbra e apre il flusso d'acqua freddo. Si lava in fretta le mani, sfregando i palmi zuppi contro la faccia, bagnandosi i capelli per poi usare la maglietta come asciugamano, visto che quelli di carta non servono a niente. Abbottona i jeans, chiude la cinta dandosi una rassettata. Sbarbato per bene - per esigenza - recupera la camicia a righe blu, appoggiandosi con la spalla contro la parete scrostata per avere più luce per potersi abbottonare. Respira lentamente, denso, passandosi la mano sulla faccia un'altra volta ancora. Attorno le tempie continua ad aleggiare il profumo dolciastro di Miranda , impregna ogni centimetro di pelle lasciandolo intontito e abbattuto. Gli ci vogliono almeno dieci minuti per uscire e ritrovare la luce che rimbalza sull'asfalto lucido e lo colpisce direttamente in...