Ha perso il conto delle docili testate che ha tirato alla parete della doccia di Noah . Le braccia abbandonate lungo i fianchi e gli occhi stretti. Conta i rintocchi, in numero preciso di neuroni che ammazza ogni volta che fa impattare la fronte ampia e contratta contro le piastrelle. I sanitari neri sembrano ricordargli qualcosa di alieno, lucido e privo di volto che gli getta addosso un senso di mostruosa incertezza. Di cose, in vita propria, ne ha viste, ma quella supera ogni sua immaginazione. E nel pensare ha perso il conto. Pianta i palmi delle mani contro la parete, ferma il flusso d'acqua nemmeno troppo calda e si lascia scorrere addosso il peso di una nottata da dimenticare. La voce della donna nella propria testa, il sorriso d'oro del pappone - Dio Signore perchè non glieli ho fatti saltare tutti quei dannati denti? - e poi il frullo delle ali, il mostro dal cranio oblungo di cui non sa nulla e che non ha mai visto pur essendo incastrato tra i suoi peggiori incubi t...