Calpesta i lastroni sconnessi del marciapiede davanti al vialetto della sua vecchia casa da almeno cinque minuti, finendo " l'ultima sigaretta prima di entrare ". Gli occhi azzurri rincorrono i profili delle finestre, sbirciando le sagome che corrono avanti e indietro e alla fine sbucano nel giardinetto sul retro, un cubicolo di qualche metro per uno sputo, ma abbastanza per poter allestire una cavolo di festa per bambini. I palloncini si notano dallo steccato, galleggiare inerti e colorati. Tira su col naso, premendo sul tallone per evitarsi di puntellarlo, ruotare su sè stesso ed andarsene. Passa il palmo sudaticcio della mano sulla camicia a righe azzurre, per poi soffiare dal naso e passarsi una mano sulla faccia. La barba non c'è più, come ha comandato l'arpia. Il pacchetto che regge nella mancina è incartato alla bene meglio, niente fiocco, niente bigliettino, semplicemente carta riciclata da qualche altro regalo, tutta spiegazzata e con i segni dello scotc...