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29 - 03 - 2025 (bis)

Calpesta i lastroni sconnessi del marciapiede davanti al vialetto della sua vecchia casa da almeno cinque minuti, finendo " l'ultima sigaretta prima di entrare ". Gli occhi azzurri rincorrono i profili delle finestre, sbirciando le sagome che corrono avanti e indietro e alla fine sbucano nel giardinetto sul retro, un cubicolo di qualche metro per uno sputo, ma abbastanza per poter allestire una cavolo di festa per bambini. I palloncini si notano dallo steccato, galleggiare inerti e colorati. Tira su col naso, premendo sul tallone per evitarsi di puntellarlo, ruotare su sè stesso ed andarsene. Passa il palmo sudaticcio della mano sulla camicia a righe azzurre, per poi soffiare dal naso e passarsi una mano sulla faccia. La barba non c'è più, come ha comandato l'arpia. Il pacchetto che regge nella mancina è incartato alla bene meglio, niente fiocco, niente bigliettino, semplicemente carta riciclata da qualche altro regalo, tutta spiegazzata e con i segni dello scotc...

29 - 03 - 2025

Il televisore tenuto basso continua a martellargli le meningi con la storia delle elezioni presidenziali. Chiacchiera riguardo un tentativo di aggressione a qualche stronza che probabilmente se l'è pure cercata. Le vacche con la gonna stretta e i tacchi alti che scalano i gradini del potere a suon di lavoretti di bocca sotto le scrivanie gli sono sempre state antipatiche. Il cellulare sul tavolo vibra per la quarta volte e gli occhi stanchi lo inchiodano con la stessa furia con cui vorrebbe scagliarlo fuori dalla finestra. La testa pulsa, i resti rugginosi in gola di una serata che ha dimenticato dopo l'ultimo scambio di sms con Jody.   - Ha una figlia. Fuck me. Si lamenta, facendo cigolare pesantemente la sedia su cui è appollaiato, in boxer e canottiera intento a litigare con la ciotola dei cereali. La casa è un macello, dovrebbe anche mettersi in animo di pulirla ma appena ci pensa gli sale alla mente la voce del vecchio che gli ricorda come quello sia lavoro da femmin...